Ripensare i gadget e la comunicazione
Quando partecipiamo a una fiera o a un evento aziendale, è facile essere sommersi da gadget e materiali promozionali di ogni tipo: shopper, borracce e molto altro.
Ma quanti di questi oggetti sono davvero utili?
E soprattutto, quale impatto hanno sull’ambiente?
È da questa riflessione che nasce la “chiacchierata su” tra Federica Baldo [Brand Designer – Founder greenbranding.it] e Silvia Toffolon [Valutatrice di impatto – Founder creography.com]: una mezz’oretta di confronto Live sui canali Instagram e LinkedIn di greenbranding.it per ragionare sul nostro contributo, a partire dalle nostre rispettive competenze di branding e sostenibilità, ai brand che vogliono fare scelte più consapevoli e coerenti con i loro valori anche in occasione di fiere ed eventi.
Per chi non ha potuto seguirla in diretta o per chi non lo sapeva ma è incuriosito, riproponiamo qui una versione breve, ma siamo sempre disponibili a riprendere il discorso.
Alla fine di questo articolo potrai scaricare un nostro esempio di Strumento Coerente.
Abbiamo preparato una check list per aziende che organizzano eventi o partecipano a fiere e una per chi li va da loro in visita. Troverai una serie di domande per verificare quanto è coerente il tuo “gadget” e se vale la pena accettarlo.
Il problema dei gadget inutili
Quando parliamo di gadget, la domanda principale che dobbiamo porci è:
servono davvero?
Spesso vediamo borse in cotone, penne o borracce distribuite senza criterio, e che finiscono per essere inutilizzate o addirittura abbandonate.
Questo tipo di distribuzione indiscriminata non solo genera sprechi, ma può danneggiare anche l’immagine del brand, associandolo a un’esperienza non positiva.
Uno degli errori più comuni che fanno i brand è pensare che sostituire i materiali dei gadget (ad esempio, optando per il bambù o il cotone organico) sia sufficiente per essere sostenibili.
In realtà, la vera sfida è ripensare l’utilità e l’impatto dell’oggetto nel suo ciclo di vita.
Un gadget in materiale ecologico che però non viene usato o non è necessario, finisce comunque per creare un impatto ambientale negativo. Ecco perché è fondamentale riflettere non solo sul “cosa” distribuire, ma anche sul “perché” e sul “come”.
Soluzioni alternative e creative
Una delle alternative che abbiamo discusso è l’idea di offrire un’esperienza anziché un oggetto fisico.
Per esempio, durante una fiera, si potrebbe coinvolgere il pubblico in attività interattive che lascino un ricordo positivo, come un’esperienza sensoriale o un’attività fisica. Un piccolo QR code potrebbe poi permettere di scaricare materiale informativo o iscriversi per ricevere aggiornamenti digitali, riducendo così lo spreco di materiali.
Inoltre, è importante chiedersi: il materiale che distribuiamo è davvero utile per chi lo riceve?
Un esempio concreto è la sostituzione dei biglietti da visita con card singole durature che rimandino ai contatti della persona e approfondimenti su web (ad esempio card NFC) o una checklist pratica che invita l’utente a riflettere e agire.
Questo non solo migliora la percezione del brand, ma riduce anche notevolmente il consumo di risorse.
Ripensare le abitudini
Spesso i brand distribuiscono gadget per consuetudine, perché “si è sempre fatto così“.
Ma come abbiamo discusso, è arrivato il momento di cambiare abitudini.
Anche quei brand molto attenti a ridurre la propria impronta ambientale possono cadere nella trappola di produrre gadget non necessari.
Nuove modalità di “fare branding” possono essere altrettanto, se non più, efficaci, e con un impatto ambientale decisamente minore.
Il futuro dei gadget sostenibili
L’obiettivo per il futuro è quello di progettare strumenti coerenti con i valori del brand e, soprattutto, con un reale beneficio per chi li riceve.
Il nostro consiglio è di testare sempre l’efficacia dei materiali distribuiti: un semplice feedback da parte dei partecipanti può aiutare a capire se ciò che viene offerto è davvero utile.
È fondamentale, inoltre, non sottovalutare l’impatto digitale: anche se apparentemente più “pulito”, anche il digitale ha un impatto sull’ambiente e va utilizzato con criterio.
In conclusione, il nostro lavoro di branding dovrebbe concentrarsi su come creare impressioni positive e memorabili, riducendo al minimo lo spreco e promuovendo un consumo consapevole.
About the author
[ Founder di greenbranding.it - Creative Strategist ]
Non esiste un sasso uguale all’altro in tutto il pianeta.
Non esiste una foglia uguale ad un’altra.
Nemmeno due alberi che possano dirsi identici.
Come possono esserlo due persone o due aziende?
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